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9 ottobre 2008
politica interna
Chiacchierata con Antonio Di Pietro

1)Diritto di Resistenza: L’Italia  è in una fase di democrazia molto incerta, quanto di questo stato di cose è responsabilità del potere giudiziario che, salvo alcuni rari casi, si è ben guardato da intraprendere azioni sul potere esecutivo, legislativo ed economico?

Antonio Di Pietro: I magistrati lavorano con gli strumenti che hanno a disposizione. Vogliamo parlare di ciò che sta succedendo? Vogliamo parlare di ciò che sta succedendo? Dalle numerose leggi ad personam, volute dal Presidente del Consiglio, ai provvedimenti “salva casta” fino al vergognoso e immorale “lodo Alfano”che lede il principio costituzionale della legge è uguale per tutti. E’ bene ricordare che la separazione dei tre poteri è la base e la garanzia del nostro sistema democratico. Purtroppo, in questo difficile momento per la vita del Paese, l’equilibrio tra i tre poteri rischia di crollare, in quanto governo e maggioranza hanno dichiarato guerra aperta al potere giudiziario. Infatti il Pdl ha proposto una riforma del sistema, volta ad imbavagliare la magistratura, a sottoporla al potere politico e a non a risolvere i problemi reali della macchina della giustizia. Ma non è una novità nel panorama politico: la lingua batte dove il dente duole. Infatti, ogni volta che un magistrato mette le mani sulla politica, c’è qualcuno pronto ad attaccarlo e a bloccare il suo lavoro. E’ successo con Mani Pulite e con tantissimi altri magistrati. Comunque fino a quando non si rimette al centro della politica la questione morale e non si porta avanti un’azione moralizzatrice della politica stessa, il problema rimarrà. Un classe politica che vuole operare al di fuori delle regole e innalzarsi davanti alla legge tradisce lo spirito e i principi della democrazia.  

2) DDR: In decenni sono state emanate leggi atte ad impedire un corretto funzionamento della giustizia. Come è possibile che queste leggi ad uso di pochi e palesemente contro l’interesse  collettivo, vengano votate da un Parlamento e firmate dal Capo dello Stato?

ADP: Perché in Parlamento ci sono molti eletti che sono in conflitto di interesse: se dovesse funzionare la giustizia, sarebbero loro i primi doverne rispondere. Il problema è sempre lo stesso:non c’è la volontà di cambiare ciò che non funziona nel sistema giustizia, e mi riferisco soprattutto alla lentezza dei processi, alle poche risorse. Insomma a tutto ciò che interessa il cittadino e non la casta dei privilegiati. Invece questo Parlamento viene bloccato, costretto a votare provvedimenti che interessano solo i problemi giudiziari del signor Berlusconi. Altro che interessi del Paese! Queste leggi ‘salvapremier’, ad uso e consumo personale di Berlusconi e dei suoi amici, sono state votate da parlamentari del Pdl che per l’occasione si trasformano in dipendenti del Presidente del Consiglio, persone che rispondono alla logica di un’azienda e non di un sistema democratico. Per quanto riguarda il Capo dello Stato, tutti sanno che in più occasione mi sono appellato a lui, quale garante della nostra Costituzione. I nostri costituenti hanno inciso sulla Carta un numero di filtri, di garanzie importanti: il ruolo del Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale.    

3) DDR: Ci è stato mostrato un video parlamentare dove Luciano Violante dichiarava la sua connivenza con Berlusconi per assicuragli l’eleggibilità, il mantenimento delle televisioni. Secondo te, cosa ha ottenuto in cambio la sinistra nel fornire queste garanzie e Berlusconi?

ADP: Francamente considerare Violante, con la sua storia e il suo passato personale, come connivente di Berlusconi, mi sembra un po’ troppo, anche se io non condivido alcune sue ultime posizioni. A Veltroni ho sempre detto di non fidarsi di Berlusconi. Io conosco il suo percorso, politico, giudiziario e personale e so che quest’uomo non è una garanzia per il nostro Paese. Il Pd in una prima fase si è fidato, ma poi si è ricreduto. Nella scorsa legislatura, quando eravamo maggioranza, l’Italia dei Valori ha chiesto di risolvere il conflitto di interessi di Berlusconi: la grave anomalia del nostro Paese. Ma non è successo niente: IdV è rimasta una voce isolata nel deserto.

4) DDR: L’Italia è passata dalla prima alla seconda  Repubblica grazie all’inchiesta di ‘mani pulite’. E’ evidente come la seconda Repubblica non sia affatto migliore della prima. Di chi sono le responsabilità?

ADP: Certamente non di ‘Mani pulite’. Noi abbiamo segnalato la malattia, spettava alla politica curarla soprattutto prevenirla. Le responsabilità sono di una classe politica che non vuole porre al centro la questione morale.Fino a quando i partiti non si attiveranno con un’azione moralizzatrice non ci saranno distinzioni tra I e II Repubblica. IdV ha chiesto ai suoi candidati di presentare, oltre al certificato elettorale, il certificato penale e il certificato carichi pendenti. La politica deve fare pulizia al suo interno. Sono 70, coloro che siedono in Parlamento tra condannati, indagati, rinviati a giudizio o per i quali i reati contestati sono stati prescritti. Insomma è proprio il caso di dire che molti se non fossero stati eletti, sarebbero costretti a fare i latitanti.

5) DDR: Quante possibilità ha, secondo te, l’Italia, di diventare un Paese con standard democratici occidentali?

ADP: Non creda che la situazione negli altri Paesi sia fantastica. Gli scandali ci sono dappertutto, come la cattiva gestione della res publica. La democrazia è un sistema imperfetto ma è il miglior che conosciamo. Mi preoccupano i governanti che non rispettano le regole, perché ledono i principi tracciati sapientemente dai nostri padri costituenti e rischiano di portare il Paese verso una pericolosa deriva. Mi preoccupa il conflitto di interessi del Presidente del Consiglio che detiene il controllo del sistema televisivo. Mi preoccupa chi fa le leggi per salvaguardare se stesso dai guai giudiziari. Insomma, non è una bella situazione e ci vuole ancora molta strada per adeguarsi agli standard degli altri Paesi.

DDR: Grazie per la disponibilità, a presto.

6 ottobre 2008
Riformare la giustizia

Ho già parlato di come le riforme della giustizia in realtà non sono finalizzate a migliorare l'efficienza della stessa. Una vera riforma per migliorare la giustizia consiste nel modificare l'articolo 27 della costituzione e tutte le leggi che fanno capo a questo:

Art. 27: L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Il problema di questo articolo consiste nella parola definitiva. Questo porta a mantenere in circolazione ladri ed assassini considerandoli innocenti fino al terzo grado. La modifica è semplice:

L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna emessa da un tribunale della Repubblica

Nella maggioranza dei paesi civili un imputato è colpevole una volta emessa la condanna. Se emergono nuove prove che dimostrerebbero l'innocenza si ricorre in appello. Solo in questo caso. In itaGlia l'appello è automatico. Negli stati uniti la corte suprema (l'equivalente della cassazione italiana) esamina qualche decina di casi all'anno. In itaglia la cassazione valuta migliaia di casi.

Questa semplice riforma snellirebbe la giustizia concentrando la maggior parte dei giudici sul primo grado. Si avrebbero sentenze in tempi brevi, non in anni. Gli appelli dovrebbero essere valutati e concessi solo se ci sono prove rilevanti. Non si punterebbe più a portare in prescrizione i reati giocando con i tre gradi perchè una volta condannato in primo si è già colpevoli e la prescrizione non avvantaggerebbe l'imputato.

Una riforma semplice che da una svolta radicale e positiva al sistema giudiziario italiano

Una riforma che non verrà mai fatta. E nessuno mai proporrà in parlamento.



25 agosto 2008
POLITICA
Depenalizzazione del Colpo di Stato
Il 13 marzo 2006 sono stati modificati vari articoli del Codice Penale riguardanti gli attentati allo Stato. Di sicuro il paese sentiva un gran bisogno di queste modifiche. La più interessante è quella dell'articolo 283 del codice penale. Così recitava:
" Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni."
E' stato modificato in: "Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni»."
Con atti violenti, non attraverso il partito di cui è padrone o corrompendo parlamentari attraverso le loro amanti. Preparati al Golpe, ma non temere se non ci saranno "atti violenti", sarà perfettamente "legale". Per pura coincidenza ricordo che l'articolo 283 è quello che fece processare la P2.
19 agosto 2008
POLITICA
Costituzione articolo 27
L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
La condanna definitiva è intesa sempre come terzo grado di giudizio al quale si arriva anche dopo 10 anni di dibattimento con un'altissima probabilità che il reato venga prescritto. Tre gradi di giudizio per ogni reato mentre nel resto del mondo l'appello deve essere motivato e la cassazione giudica un centinaio di casi all'anno. L'interpretazione di questo articolo è la prima causa dell'inefficienza della giustizia italiana.  Ma non temete, l'ultimo desiderio di un parlamento di inquisiti è modificare un articolo che velocizza la giustizia. Non c'è pericolo che l'articolo 27 venga toccato.

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permalink | inviato da Satira il 19/8/2008 alle 3:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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